Ci si può occupare di un sistema di formazione musicale disegnandone per anni contorni e dettagli, ma senza tentare di definirne, se non in modi frammentari, burocratici o meramente statistici, la reale ragion d’essere, o, per dirla in altri termini, la funzione e le capacità di impatto (anche economico) all’interno di una comunità? 

E, d’altra parte, è possibile concepire un sistema di formazione musicale che non si arrenda a circoscrivere le sue ambizioni all’assecondamento di richieste, reali o indotte, da parte di un mercato che per attribuirci un valore economico spesso ci chiede di rinunciare ai nostri valori culturali?

Con la cultura non si mangia, recita un detto più volte citato e deriso. Ma se quel detto venisse depurato del tono sprezzante o vagamente prescrittivo-imperativo, se lo si riducesse a semplice sconsolata constatazione, appena prima che qualcuno lo contesti e contraddica per parlare invece delle magnifiche potenzialità del made in Italy o per intruppare carovane di turisti nei musei, non finirebbe quel detto per descrivere con una certa sincerità la situazione in cui si trovano qui e oggi molti di quanti hanno scelto, e senza ambizioni irragionevoli, di fare delle arti, e della musica in particolare, la loro ragione di vita?

L’8 e 9 febbraio 2019 si svolgeranno a Roma gli Stati Generali dell’AFAM, annunciati come il momento conclusivo di un periodo di ascolto di tutti gli addetti ai lavori. L’ambizioso intento dichiarato dal Vice Ministro Lorenzo Fioramonti è quello di portare a compimento “un processo strategico” rimasto incompiuto per quasi vent’anni. Un processo che ci auguriamo non venga interpretato solo come sigillo formale di un ridisegno normativo dell’alta formazione artistica e musicale, ma anzitutto come definizione di una prospettiva più ampia che collochi quella formazione al centro della politica culturale e del lavoro del nostro Paese.

Da molti anni l’incertezza normativa, l’assenza di canali di dialogo istituzionali e la crescente necessità di misurarci con nuovi parametri, quasi esclusivamente quantitativi e contradditori, hanno pesantemente penalizzato il nostro settore. Riuscirà questa occasione a contribuire alla conclusione di questo lungo processo, nel nome di un pensiero critico condiviso e di quell’orizzonte civile che dovrebbe ispirare ogni nostra attività?

I tempi sono strettissimi, né a tutt’oggi abbiamo notizie riguardo ai temi che verranno affrontati in occasione dell’incontro del mese prossimo; crediamo però che tutti noi dovremmo tentare di contribuire a riconnettere la vita dei nostri studenti, la nostra, quella delle nostre istituzioni e delle nostre città con un Paese che abbia ancora voglia di affermare che vivere di musica si può.

Il nostro sito, che dal 2016 ha raccolto oltre mille colleghi registrati, ha da sempre lavorato in questa direzione; anche questa volta cercheremo di farlo con convinzione, lanciando anzitutto un’iniziativa di sensibilizzazione alla quale chiediamo a tutti di aderire con messaggi e idee.

Ci auguriamo davvero che il tema del lavoro musicale, del “dopo”, delle sue occasioni e prospettive, possa trovare uno spazio adeguato all’interno del dibattito prima e durante gli Stati Generali del prossimo febbraio; riteniamo infatti che quel tema, se non affrontato, rischi di rendere inevitabilmente fallimentare qualsiasi tentativo di rilancio delle nostre istituzioni.

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