Era dato ormai per accantonato invece pochi giorni fa la VII Commissione del Senato ha pubblicato un nuovo testo del DDL 322 composto da ben 8 articoli (erano solo 4 nella precedente stesura). Un provvedimento che in quest’ultima versione esplicita ancor più chiaramente il proposito di utilizzare le statizzazioni dei pareggiati per giungere ad un complessivo progetto di riordino dell’Alta formazione artistica e musicale.

I capisaldi del nuovo articolato, come riepiloga nel suo intervento in settima commissione il senatore Martini, relatore del disegno di legge, sono la non obbligatorietà del processo di statizzazione da parte dei pareggiati e “la costituzione dei Politecnici che prevederà una semplificazione della governance imperniata sul Politecnico quale sede di programmazione”. I Politecnici delle arti, che potranno aggregare su base regionale o interregionale Conservatori ed Accademie di belle arti pubbliche e private, saranno l’unica istituzione riconosciuta a godere di autonomia statutaria, didattica, organizzativa, regolamentare, finanziaria e contabile (non più quindi i singoli Conservatori).

Un nuovo soggetto nel quale le diverse istituzioni AFAM confluiranno “sulla base della contiguità territoriale, della complementarietà, dell’integrazione e della valorizzazione dell’offerta formativa”. La citazione dell’articolo 11 del DPR 8 luglio 2005 n. 212, non ci aiuta a comprendere se e come questo sarà un processo di aggregazione imposto a tutte le realtà statali e come potranno eventualmente aderire quelle private, vista la complessa mappa degli istituti che oggi rilasciano titoli accademici. Solo a Milano le Istituzioni che teoricamente potrebbero accordarsi per la nascita di un Politecnico delle Arti sono: il Conservatorio “G. Verdi”, la Civica “C. Abbado”, l’Accademia di Brera, l’Istituto Europeo del Design (IED), L’Istituto Marangoni, la Mussida Music Publishing, la SAE Italia International Technology College, l’ Accademia di Belle Arti ACME, la Nuova accademia di belle arti NABA.

L’annunciata semplificazione sembrerebbe anzitutto orientata a costituire un sistema di governo dal quale il ruolo del docente sarà quasi del tutto cancellato. La responsabilità di questa nuova struttura gestionale centralizzata nel Politecnico sarà infatti affidata ad un’unica figura: un Direttore con funzione presidenziale che resterà in carica sei anni non rinnovabili. Un particolare dirigente “plenipotenziario” che sarà nominato dal Ministro su indicazione del nuovo consiglio accademico del Politecnico “fra i componenti di un elenco di personalità, anche straniere, di alta e riconosciuta qualificazione ed esperienza nel campo dell’alta formazione artistica e musicale, nonché in possesso di qualificate esperienze di gestione economica e organizzativa, definito da un comitato nazionale”. Sarà quindi necessario istituire per prima cosa uno specifico Comitato nazionale (nominato e composto da chi?) che stilerà un elenco di personalità idonee a guidare i nuovi Politecnici.  Ci sbaglieremo, ma per come viene descritto il profilo tipo del nuovo Direttore/Presidente questi sembra somigliare più ad un abile manager pubblico vicino agli interessi particolari della politica che ad un illuminato “rettore” dell’alta formazione musicale e artistica.

La cosa certa è che se dovesse passare questo provvedimento la quasi ventennale stagione avviata dalla legge 508 nella quale il corpo docente aveva assunto, così come nelle Università, l’autonoma responsabilità delle singole istituzioni, sarà archiviata. La governance sarà nelle mani di un Direttore che presiederà sia il Consiglio di amministrazione sia il Consiglio accademico. Un Consiglio accademico depotenziato che potrà solo esprimere pareri, esercitare funzioni consultive, propositive e di coordinamento. La politica generale, le strategie di gestione e le linee di indirizzo dell’Istituzione saranno o interamente nelle mani del Direttore o, solo in taluni casi, condivise dal Consiglio con lui.

La visione pericolosamente verticistica di queste norme è confermata anche al primo comma dell’articolo 4 dove viene attribuita al Ministero, quindi alla politica, la responsabilità di definire “le linee generali di indirizzo triennale delle Istituzioni AFAM” alle quali quest’ultime dovranno diligentemente attenersi. Su queste linee saranno infatti stabiliti i criteri e i parametri per l’accreditamento iniziale e periodico delle sedi AFAM, ma anche quelli per la loro soppressione nel caso non rispondessero adeguatamente a detti requisiti. Un processo di indirizzo e controllo coadiuvato dalle valutazioni dell’ANVUR che in molti punti di questo testo sembra assumere una vera e propria funzione ispettiva.

Delle sorti dei nostri attuali Conservatori si accenna solo nel brevissimo articolo 3. Alla singola sede resterà infatti solo la possibilità di eleggere un rappresentante del Consiglio Accademico del Politecnico. Nel disegno di legge viene definito direttore anche se a questa figura, che nel testo non è indicato come “organo” di governo, resterà solo il compito di coordinare la programmazione della sede decentrata sempre in accordo con quella complessiva definita dal Politecnico.  Per questo compito sarà supportato da un Consiglio composto da alcuni docenti (da tre a cinque) e da uno studente.

 

PS: Ieri sono stati pubblicati gli emendamenti al testo. Ad una prima lettura quelli presentati dai senatori di maggioranza non sembrerebbero incidere in modo significativo sull’impianto di questo provvedimento. In particolare sulla governance sono state presente due diverse formulazioni (2.35 e 2.36) del paragrafo che riguarda la modalità di nomina del Direttore del Politecnico. La prima propone solo una modifica formale, la seconda invece chiede una vera elezione da parte dei docenti di un Direttore scelto tra i professori di prima fascia in servizio nelle istituzioni AFAM, il cui curricolo sia valutato da un comitato nazionale appositamente costituito con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca.

 

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